Irwin Welsh, Trainspotting
venerdì 19 febbraio 2010
satisfaction
Irwin Welsh, Trainspotting
martedì 26 gennaio 2010
quando il tempo impazzì
venerdì 15 gennaio 2010
bufalismi
crawlers
Lost in time, and lost in space.
And in meaning.
Rocky Horror Picture Show
domenica 3 gennaio 2010
neve
Sarebbe dovuto arrivare a destinazione alle 23.06. L'ultimo treno notturno attraversava le Alpi a velocità sostenuta. Viaggiava solo, come sempre. Il suo sguardo era rivolto al finestrino, dal quale osservava il muretto di pietra che delimitava il percorso ferroviario. Quello scorrere velocissimo, impossibile da catturare in memoria come un'istantanea, e per questo archiviato come una linea continua, sfuggente e infinita, rievocò in lui quella scena di Strade Perdute , in cui i fari di un'auto illuminano la segnaletica di mezzeria di una strada buia, e sembrano portare direttamente all'indefinibile punto di origine dell'oscurità e dell'oblio.
Aldilà del muretto, corposi assembramenti di neve definivano l'esistenza di un territorio circostante che, altrimenti, sembrava essere stato completamente inglobato dal buio.
Il treno rallentò, prima di entrare in una piccola stazione locale. Avvertì un brivido di freddo, non seppe dire se per uno spiffero del finestrino, o perchè l'osservazione di quel paesaggio invernale ne aveva surrogato la percezione sensibile.
Una voce all'altoparlante annunciò il nome del paese, ma quando il treno si fermò non vide nessuno scendere. I minuti passarono, una sottile patina di neve andava ricoprendo i binari, sgombri grazie al continuo traffico ferroviario.
Il controllore venne ad avvertirlo. Il maltempo persistente aveva provocato un inconveniente tecnico alla macchina: vista l'ora e l'impossibilità di proseguire senza un'adeguata riparazione, il treno avrebbe terminato lì il suo percorso. Aggiunse un superfluo “Mi dispiace”.
Una rabbia cieca lo invase, ma delle circa settantamila reazioni nervose che attraversarono il suo cervello in quella frazione di secondo, nessuna raggiunse la lingua materializzandosi in verbo.
Raccolse il suo zainetto, scese nel gelo e iniziò a vagare.
Il paese era squallido. Al centro di una valle, completamente circondato da montagne, sembrava il buco di culo dell'umanità. Un buco dal quale tuttavia era stata sottratta l'umanità, visto che in giro non c'era anima viva. Il bar davanti alla stazione, che in base a una rapida analisi delle dimensioni dell'abitato doveva essere anche l'unico, era naturalmente chiuso. Le luci delle case erano spente, o schermate dalle spesse imposte anch'esse chiuse.
Non aveva un soldo. Nessun cellulare. La meta, beh quella era chiaramente andata a farsi fottere.
Tirò fuori dalla tasca un pacchetto di sigarette mezzo accartocciato, dal quale estrasse ciò che rimaneva di una sigaretta. Cerco l'accendino in tutte le tasche, imprecò in sei lingue poiché sembrava essere misteriosamente scomparso. Alla fine spuntò fuori: era nella prima tasca in cui aveva cercato. Accese con sforzi immani la sigaretta. Aspirò avidamente.
Dopo alcuni minuti, iniziò a sentire l'assideramento svilupparsi dalle punte dei piedi e propagarsi rapidamente verso il resto del corpo. Ma non gliene fregava un cazzo di morire, mentì eroicamente a sé stesso.
Finalmente svenne.
Quando riaprì gli occhi, sperò di non essere in paradiso. Si sarebbe sentito in colpa. Certo nemmeno all'inferno. Non gli piaceva molto soffrire.
Un buon compromesso sarebbe andato bene, come al solito. Un bel purgatorio, né carne né pesce, la sintesi della sua vita. Sì, lo avrebbe apprezzato.
]]>iperrealtà
@dejanna Tutto deve essere ricondotto ad una visione complessa del reale, la realtà non è semplice, e se prima le nostre interpretazioni si complicavano per tentare di capire la realtà intesa come "semplice", adesso, che la realtà stessa si è complicata, spetta all'uomo il compito di semplificarla! Il pluralismo, così come ci è stato insegnato, non è più ermeneutico, ma ontologico. Le cose stanno riacquistando la forza che le interpretazioni le avevano sottratto.
La tua frase: "gli strumenti comunicativi sono non solo il teatro dello scontro tra gruppi sociali. Ne sono anche l'oggetto", diventa: "gli strumenti comunicativi non sono il teatro, sono l'oggetto degli gli scontri sociali". La differenza è sostanziale e ha implicazioni notevoli.
@andreabros sono fondamentalmente d'accordo, ma credo che gli strumenti comunicativi mantengano il loro ruolo ermeneutico, per quanto con le arcinote distorsioni derivanti dalla natura di ogni specifico medium. la proliferazione degli strumenti comunicativi li porta tuttavia a essere, oltre che mezzi interpretativi della realtà (come avveniva già in precedenza), anche mezzi di trasformazione del reale e territorio di scontro sociale.
@dejanna Ciò che contesto è la natura stessa di "mezzo" dei media. In un mondo dove tutto è "mezzo" (l'essere umano stesso è spesso considerato un "mezzo") dire che una cosa è un "mezzo" è non dire nulla di più. Reputo più onesto approcciarsi ai media in maniera "ingenua", come se fossero dei semplici oggetti, di modo che si possano raccontarc per quello che realmente sono e non per quello che dovrebbero essere.
@andreabros dejana...ma vaffanculo tu e il tuo puntiglio filologico :D :D
domenica 20 dicembre 2009
segnali
Un tipo razionale, analitico. Che legge la realtà attraverso i fatti nudi e crudi, senza lasciarsi influenzare dalle sensazioni o dai pensieri associativi.
Eppure, nel mio intimo, faccio esattamente l'opposto.
Il mio approccio pseudoscientifico, così ostentato nel commentare cose che non mi riguardano direttamente, va a farsi un bel giretto quando si tratta di me.
Così comincio a montare e smontare fatti, contesti, dialoghi per leggerci l'eventuale presenza di un dettaglio sfuggito, di una sfumatura non percepita, di un non-detto significativo, di una manifestazione dell'insondabile.
Rievoco gli odori, i colori, le espressioni, cerco di rivivere le situazioni guardandole dall'alto, dall'esterno, come se fossero le scene di un film.
Non sempre la scena mi piace, ma l'esercizio è utile per creare un quadro diverso dal percepito contingente, per ottenere una gestalt formata da elementi nuovi, e spesso affiorano consapevolezze importanti.
Non sempre l'elaborazione è rapida, spesso bisogna lasciarla decantare, ma poi alla fine il sapore è enologicamente migliore e interpretativamente più chiaro.
Per esempio
-Il tamponamento kamikaze, da me provocato nella giornata di sabato, porta alla luce i seguenti elementi:
necessito di una maggiore quantità di sonno;
alzarsi dal letto di sabato prima delle 13 è un pessima idea;
continuo ad avere scarsa dimestichezza nelle situazioni scivolose;
ho una palese per quanto celata attrazione per la sodomia attiva.
-Il gelo che ha stretto nella sua morsa il paese negli ultimi giorni evoca lo stallo emotivo che ho ormai raggiunto di fronte alla quotidianità. Attorno alla mia voglia di cambiare, di uscire dall'impasse lavorativa, sentimentale, attitudinale, (politica), si è formata una spessa coltre di ghiaccio. Le temperature hanno raggiunto una rigidità sensazionale, mai vista oserei dire. Bisogna tuttavia riconoscere che penna (tastiera), occasionali moti di ribellione giovanile e alcuni spiriti affini si adoperano senza posa e con impegno nell'opera di scalpellamento dell'iceberg. A loro, la mia gratitudine. Nell'attesa di un primaveril disgelo.
-Dopo lunghe ed estenuanti ricerche, scopro che il tarocco dell'innamorato esiste davvero. Ad esso sono dedicate le restanti righe, nonchè una fragorosa risata.
L’Innamorato, più che una carta che rimanda all’amore, ad esclusione di casi particolari in cui le carte vicine lo confermano, è una carta che rimanda ad una scelta affettiva, all’attesa, a rapporti, quindi, che sono ancora in formazione. Il consultante si trova di fronte a una decisione importante, ma si tratterà di una scelta libera, da compiere in tutta calma, senza pressioni esterne e che, in ogni caso, si rivelerà vincente. Nel momento della scelta è importante affidarsi al sesto senso, all’intuizione, al cuore, cui la carta fa riferimento. Dal punto di vista affettivo rimanda a una fase di infatuazione, contrassegnata da scelte e progetti che coinvolgono un'altra persona; può anche trattarsi di una decisione difficile ma necessaria per mettere fine a uno stato di confusione sentimentale, quindi una scelta fra due persone. Dal punto di vista professionale rimanda all’arte, alla fantasia, a buone idee che devono essere messe in pratica, a una scelta importante da effettuarsi nell’ambito lavorativo che riguarda le proprie aspirazioni.
Rimanda anche a una persona volubile, indecisa ma, in fondo, buona e generosa; può riferirsi a un artista, a una persona creativa ed originale. Può indicare il consultante stesso durante la fase dell’infatuazione oppure un giovane innamorato di età inferiore ai trent'anni. ]]>